SOPRATTUTTO L’ANGURIA di M. Civica su testo di A. Pirozzi

Siamo alle porte della stagione teatrale 2012/2013 e, purtroppo, già al primo passo, inciampiamo sulla soglia.

E non possiamo che uscire dal Teatro Argentina di Roma e tornare a casa sentendoci autorizzati ai gesti scaramantici più indecenti.

Soprattutto l’anguria di Massimiliano Civica, su testo di Armando Pirozzi, che apre il cartellone 2012/2013 di Romaeuropa Festival, è uno spettacolo sciatto e noioso, uno spettacolo di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Questo per essere chiari, e mettere le mani avanti (a prevenire un’eventuale caduta). Civica ci propina la solita “ricerca” che maschera dietro il minimalismo più stereotipato un vuoto stordente di creatività e contenuti. Tant’è.

(E detto tra parentesi: ci stupiamo sempre che registi come Civica possano raggiungere i palcoscenici dove si trovano abitualmente, ci chiediamo sempre come abbiano fatto ad arrivarci, se da soli e se messi lì qualche genietto malvagio che ancora non riusciamo a riconoscere. Mistero.  Il nostro giudizio su Civica è molto radicale. C’è del pregresso. E nel suo caso è particolarmente evidente l’incompetenza dei nostri critici sempre felici e pronti a scambiare un peto per una sonata per pianoforte.).

Fatto sta che anche una rassegna come Romeuropa, di solito ospite di lavori piuttosto interessanti e con poca visibilità sulle scene italiane, questa volta ci delude profondamente con uno spettacolo che ha in sé tutti i difetti del perverso scambismo da teatro stabile: pretestuoso e inutile, moribondo dall’inizio alla fine (senza morire mai), gratuito (non il biglietto, quello non si tocca).

Ma veniamo a questa perla purissima della ricerca minimalista.

In scena una sedia, un tavolinetto, una lampada a fare il salotto di un giovane in vestaglia e pantofole rosa (DIEGO SEPE)  che legge comodamente un libro con tanto di pianoforte di sottofondo e incenso che brucia (ininterrottamente dall’inizio alla fine dello spettacolo, fastidiosissimo). Il rituale zen della lettura viene però interrotto dall’inaspettata visita del fratello del giovane in vestaglia, un ragazzo con gli occhiali e un po’ scapigliato (LUCA ZACCHINI) che bussa con insistenza e, una volta entrato, si piazza rumorosamente in salotto con l’intenzione di rimanerci il più a lungo possibile. E’ evidente che tra i due c’è del non risolto. Il giovane in vestaglia, molto infastidito dall’intrusione, non dice nemmeno una parola.

E fin qui… Stiamo a vedere (nonostante l’incenso che ormai ha pervaso tutta la sala e ci irrita il naso) perché i presupposti perché succeda qualcosa ci sarebbero pure. Il fratello scapigliato annuncia addirittura che il comune padre è morto, quindi..

Ma ci sbagliamo… perché da qui in poi, purtroppo… Non succede più niente. Da qui in poi un’ora e mezza di parole… e parole… e parole che non finiscono mai… parole a tematica varia, liberate da qualsiasi dinamica relazionale tangibile che porti la storia da qualche parte. Arguzie, ricordi, desideri, emozioni, pensieri in libertà su famiglia, natura e società detti dallo scapigliato a mo’ di scioglilingua (una monotona litania che ti accompagna ben oltre la fine dello spettacolo ronzandoti nelle orecchie per ore, nonostante Ipod con musica pop, techno, metal) perché il fratello in vestaglia e pantofole rosa non dice niente. Si limita ad ascoltare passivamente, come fa il pubblico, tra uno sbadiglio e un whatsapp. E così lo spettacolo va avanti fino alla fine.

Ma facciamo uno sforzo. Cerchiamo di sgomberare la testa da sempre refrattaria allo zen da ogni litania parolaia e tappiamoci il naso e cerchiamo almeno di capire le intenzioni del regista.

Allora quello che ci balza all’occhio sono i meravigliosi cliché messi in scena. Oltre al minimalismo zen, ci sono anche tutti i cliché del monologo comico-brillante ma non troppo. Questo si intuisce sin da subito (NB intuisce). Siamo teoricamente di fronte al genere: ridi alle battute del mio personaggio ma guarda non c’è niente da ridere, la vita in fondo è triste e piena di problemi che fai di tutto per non vedere. Rifletti! (meno male che ce lo dice Pirozzi. Non lo sapevamo. E con quale profondità di argomentazioni, poi!). E infatti alla fine (dopo un’ora e mezza che sembrano il triplo) si scopre che lo scapigliato ha ucciso il padre, il fratello in vestaglia piange, i due provano a riconciliarsi, a superare conflitti di famiglia e generazionali senza riuscirci e ognuno se ne va per la sua strada. Fine.

Non c’è molto altro da dire. Ma permetteteci un po’ di sarcasmo che con il minimalismo zen ci sta sempre bene.

I cliché messi magistralmente in scena da Civica, tanto da non apparire più tali e elevarsi a simbolo, sono tutti perfettamente al servizio del talentuoso autore che ci svela con arguzia e intelligenza le delicate trame che sempre sottendono il rapporto tra padre e figlio, e gli spettatori stupiti non possono che assistere a tale miracolosa rivelazione, guardando commossi lo scapigliato personaggio, che con i suoi occhiali e quei modi da teddy bear in camicia, non può che farci riscoprire quel bambino che c’è nel profondo di noi e piange. Perché questo hanno fatto Civica e Pirozzi: cogliere e svelare l’essenza profonda dell’uomo contemporaneo. La sua ineluttabile e dolorosa condizione di orfano.

Ma per piacere.

Uno spettacolo fallimentare nel testo e nella regia, pieno di banalità e sviste piuttosto elementari da saggetto di scuola di teatro. Civica Ubu alla regia? Il Pirozzi giovane autore promettente?

Ma finitela.

Speriamo sinceramente che il duo (sono al secondo o al terzo spettacolo insieme) non mantenga le mediocri promesse e si faccia da parte. Con discrezione e pacatezza… sulle note di un vecchio vinile di Ravi Shankar… nell’aria profumi di loto e aromi di thé… per mano a piedi nudi… verso l’orizzonte di un confortevole oblio…

 gussaysdontdothat!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: